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di cuckold / sweet e bull
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 Oggetto del messaggio: Leopoldo il cornuto schiavo
MessaggioInviato: giovedì 26 agosto 2021, 13:00 
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PREFAZIONE

Dopo le fantasiose storie che pubblicai anni fa su Ulisse, Menelao e Messalina, vorrei osare una ardita e assolutamente personale interpretazione della storia di un altro noto cornuto realmente esistito, anche se questi ci arrivò seguendo un percorso molto diverso, ma che a volte corre per certi tratti parallelo a quello cuckold.

La vicenda si snoda nel XIX secolo, precisamente nella seconda metà del 1800 e di quale percorso si tratta lo capirete forse subito dal nome del protagonista:
il barone austriaco Leopold von Sacher-Masoch.

Se ci fosse ancora qualcuno che non avesse colto il nesso, provi ad aggiungere all’ultimo nome del personaggio il suffisso “-ismo” per capire quale porta verso la trasgressione questo uomo abbia spalancato, tanto da avere donato il proprio nome ad una delle perversioni più scandalose. Capito ora?
Esatto, lui!

Leopold, per noi Leopoldo, sarà l’unico a mantenere il proprio nome quasi intatto in questo racconto, anche se di pseudonimi ne usava nelle sue opere, come pure li usava anche per le donne con cui si accompagnò. La ragione mi pare quasi banale: non intendeva rischiare un buon nome e l’onorabilità.

Un po’ come oggi fanno i leoni da tastiera su Facebook o Instagram.


CAPITOLO 1 - CHI GIOCA CON ME?

Leopold trova la propria vena di narratore già trentenne, ma già dalla adolescenza mostra una di quelle tendenze, oggi chiamate pomposamente parafilie, che lo accompagneranno e lo guideranno nella ricerca della donna giusta per lui.
A lui piace sentirsi sottomesso, ma secondo regole che ruotano comunque e sempre intorno al sesso. Quindi una donna è elemento indispensabile. Imprescindibile.

La ricerca non è semplice ed ogni volta che Leopoldo prova a dichiararsi alle donne che incontra, a spiegare il suo modo di voler vivere il rapporto e cosa si aspetta da loro, va incontro a disastrosi fallimenti. Né, come fanno in tanti, era disposto a rimandare sperando col tempo di poter cambiare il rapporto.

Nei suoi numerosi coming out con target errati, propone un gioco perfido e lo cerca subito, appassionato, violento. Le donne non lo capisco, in una società patriarcale e androcentrica in cui le donne vivono sotto il dominio maschile. Perché vuoi sottometterti a me? Che razza di uomo sei? Un folle? Cosa nascondi?

Ma Leopoldo non si da per vinto, fino al giorno in cui, quasi per caso, conosce una giovane scrittrice che gli sottopone una sua opera per un parere. La donna mostra quelle che oggi definiremmo spiccate tendenze femministe, ma non solo. Va ben oltre spingendosi, senza alcuna reticenza, in affermazioni alquanto scandalose per l’epoca sostenendo che:
“Se si vuol legare un uomo per sempre, per prima cosa non gli si debba rimanere fedeli”

e aggiungendo:

“Quale donna onesta è mai stata adorata dal marito come una che si comporta da puttana?”.
Cose che oggi sappiamo che essere vere, almeno per noi cuckold, ma allora non ne sarei così sicuro.

Leopoldo resta estasiato. Lei cinica, sprezzante, sembra non mostrare alcun timore o reverenza verso il maschio. Pare quasi anaffettiva, anche se in realtà non lo è. Capace così di esprimere quel distacco indispensabile per impersonare una vera Femdom (non son proprio sicuro che nel 1800 si chiamassero così, ma accontentatevi per capirci), ma pure quelle attenzioni indispensabile verso lo schiavo. Perché nel mondo di Leopoldo, anche la padrona deve impegnarsi ad occuparsi di lui, che invece non vale nulla e non ha alcun diritto verso di lei fino alle estreme conseguenze.

Leopoldo si invaghisce di questa donna e decide di manifestarsi e chiedere di sposarlo. Wanda, questo lo pseudonimo delle donna, sembra comprendere subito il gioco, tanto che inizia subito rifiutandosi di sposarlo se prima lui non dimostrerà di sapere essere davvero il suo schiavo personale. Detta le condizioni.
Entrambi accettano di stipulare un vero e proprio contratto Femdom-Slave e di controfirmarlo. Nel contratto Leopoldo concede tutto alla sua padrona, incluso il proprio onore. Essere cornuto sarà solo una delle umiliazioni che dovrà subire insieme a quelle corporali, da una donna tra l'altro che aveva già dichiarato apertamente la propria riluttanza per la fedeltà verso un uomo.

Lei diventarà la sua padrona, finchè lo vorrà!

[CONTINUA]


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 Oggetto del messaggio: Re: Leopoldo il cornuto schiavo
MessaggioInviato: giovedì 26 agosto 2021, 15:17 
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CAPITOLO 2 - ECCOTI SERVITO BARONE


Alla prima occasione che si presenta, Wanda vuol mettere alla prova le promesse di Leopoldo. Una sera, a casa di Lei, inizia così ad imporre le sue condizioni.
Finita la cena sembra che tutto sia normale e si spostano in salotto.

“Quindi davvero saresti disposto a fare qualunque cosa io chieda e ad accettare qualunque cosa faccia?” chiede Lei.
“Non ho altra ambizione che questo” risponde lui.
“Allora vediamo. Spogliati e aspettami qui”

Si allontana verso un’altra camera, mentre lui inizia a levarsi i vestiti. Quando ritorna è bellissima e lui rimane incantato. Capelli sciolti, indossa una sottoveste con merletti ed ha ai piedi degli stivali da equitazione. Tiene inoltre qualcosa in mano nascosta dietro la schiena.

“Ti avevo detto di levarti tutto! Sei sordo o solo un inutile idiota?!”

Leopoldo viene attraversato da un brivido gelido: nessuna si era mai rivolta a lui con quel tono. Leva gli ultimi capi che si era lasciato addosso.

“Anche le scarpe! Capito?” sbotta lei “E smetti di coprirti il tuo inutile membro come una educanda, tanto non mi attira. Sdraiati qui ai miei piedi.”

Leopoldo è come ipnotizzato ed esegue gli ordini in silenzio come un automa. E’ la prima volta che riesce a provare quella emozione così forte. Si sdraia per terra davanti Wanda che si è intanto seduta sul sofà rivelando l’oggetto che tiene in mano: un frustino.

“Mi pare di aver capito che ami la frusta vero?”
“Sì lo amo” risponde lui.
“Sì!?” urla Lei. “Sì cosa?! Chi sono io?!”
“Sì Wanda” risponde lui.

Ma non è la risposta esatta! Se ne rende conto quando sente uno schicco secco seguito dal bruciore provocato dal frustino sulle sue natiche nude, mentre Lei ora scandisce le parole a cui fa seguire una frustata per volta.

“Sì… mia… signora… Così… mi… dovrai… rispondere…!”
Alla settima nervata, Leopold si contorce dal dolore e balbetta:
“Sì, mia signora”.

Ha capito di avere trovato la donna giusta.

Wanda si rimette comoda sul sofà. Sembra proprio che il gioco stia funzionando a suo favore. Ordina a lui di non toccarsi il pene e impone di non toccarla per nessun motivo se Lei non lo chiederà. Poi solleva i piedi e li indirizza senza alcuna delicatezza verso il volto di Leopoldo.

“Ora puliscimi le scarpe con la lingua finché non dirò basta”.
Leopoldo tira fuori la lingua tra disgusto ed eccitazione inizia ad eseguire gli ordini in silenzio, quando arriva ancora più violenta una frustata che gli ricorda le condizioni.
“Sì mia signora” geme.

La rivoltante operazione dura una decina di minuti, in cui Leopoldo trattiene a stendo il vomito. Il cuore accelera e l'eccitazione aumenta. Ma prosegue in attesa dell’ordine di smettere che alla fine arriva con Wanda che spinge via con i piedi il capo di Leopoldo in malo modo e gli comunica di volere leggere qualcosa prima di andare a dormire. Allunga la mano verso un libro ed inizia a sfogliarlo lasciando le suole poggiate sul volto di lui.

Nella stanza piomba un silenzio surreale: Lei legge schiacciando il viso di lui con le scarpe.
Silenzio rotto da un flebile gemito soffocato proveniente da quel tappeto di carne rimasto immobile ormai per quasi mezz'ora. Wanda sembra intuire, chiude il libro con un botto e si sporge per guardare.
Leopoldo ha appena sborrato, senza nessun movimento e senza essere stato sfiorato, mentre rimane ancora immobile.

Lei osserva quel rigagnolo biancastro e filaccioso e scoppia a ridere:

“Ah, ah, ah, allora sei proprio quel maiale che dicevi! Mio Dio non ci credevo fosse davvero così! Sei venuto solo perché ti ho trattato da schiavo. Però ti avevo detto che non dovevi far nulla di questo!”.
Stavolta Leopoldo è raggiunto dalla frustata più forte, quasi rabbiosa che lo fa sobbalzare.
“Sì mia signora. Chiedo perdono”.

Wanda gli ordina di ripulire tutto il suo sperma sul pavimento con la lingua e poi di raggiungerla in camera da letto perché è stanca e vuole dormire, mentre probabilmente sta meditando come usare a proprio favore quella singolare situazione che Le si era presentata.

Quando lui la raggiunge, Lei ha già le idee chiare e spiega le Sue condizioni: vuole andare a Firenze con lui e a sue spese, pretende che lui la segua come il suo servo e che una volta in arrivati in Toscana gli dirà il da farsi.

“E se domani troverò anche un piccolo segno appiccicoso di quello schifo che è uscito dal tuo membro, saranno guai. Ora vattene via, perché voglio dormire. Torna domani a mezzodì” termina perentoriamente.
“Sì mia padrona”.

Leopoldo esce, raccogli i vestiti, usa la camicia strofinaldola sul pavimento per esser certo di aver rimosso ogni segno del suo liquido seminale, ma con la malizia di lasciare comunque un segno visibile, casomai Lei si dovesse ricordare la minaccia fatta.
Poi si dilegua. Ancora sente sulla pelle il dolore pulsare sui segni purpurei del frustino, ma è ormai convinto di aver trovato la sua Dea:
Venere.

[CONTINUA]


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 Oggetto del messaggio: Re: Leopoldo il cornuto schiavo
MessaggioInviato: giovedì 26 agosto 2021, 16:04 
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 Oggetto del messaggio: Re: Leopoldo il cornuto schiavo
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CAPITOLO3 - IL CONTRATTO E LA PELLICCIA (sintetica per rassicurare gli animalisti)

Facciamo un piccolo passo indietro per comprendere il contesto.
La fantasia di Leopoldo di vedere la propria donna scopata da altri, aveva da sempre dominato i suoi gusti sessuali insieme alla voglia di sottomissione. Anzi le due cose erano quasi imprescindibili E fu proprio per questo che i suoi tentativi di trovare la donna giusta, condussero sempre alla rottura.

Wanda stessa non capiva il perché a quella passione per la sottomissione, a Lei ben gradito, si unisse ora anche questo ossessivo desiderio di vederla o saperla con un amante. Quando Leopoldo le chiese di diventare sua moglie e di promettere di tradirlo, Wanda si rifiuto perentoriamente.

“Mi chiese apertamente di essergli infedele. Dapprima gli risposi con un rifiuto netto...” racconterà Wanda anni dopo.

“nihil sub cuckoldis sole novum” (“Nulla di nuovo sotto il Sole dei cuckold”) verrebbe da dire!

In un solo rapporto prima di conoscere la sua Venere, Leopoldo riuscì a convincere una donna ad assecondarlo nel suo desiderio di corna, ma l’esperienza finì malamente. Anna, questo il nome dalla sua prima sweet, fu anche la prima ad usare con lui la frusta anche se in modo più soft di Wanda e fu spinta da lui a tradirlo con un conte Polacco. Peccato che finì per prendersi da questi la sifilide e questo interruppe tristemente loro rapporto.
Anche in questo riprovevole caso, Leopold nella sua discutibile perversione, ci lascia comunque un utile insegnamento che ai nostri giorni e con le nostre conoscenze assume una importanza fondamentale: la moglie può scopare con l’amante senza preservativo ma solo se si è assolutamente sicuri che non ci siano rischi per la salute. Meditate!

Ma torniamo ai nostri Leopold e Wanda. I due concordano di recarsi a Firenze alle condizioni dettate da Lei che vedrebbero lui come il servo di Lei agli occhi della gente. Lo costringe financo a viaggiare in terza classe, mentre Lei si gode la trasferta in prima.

“È sempre stato il mio più ardente desiderio essere lo schiavo di una bella donna che amo, che adoro”.
“E che lo maltratti!" lo interrompe Wanda, ridendo.
“Sì, che mi frusti, mi calpesti, e appartenga ad un altro”.

Wanda inizia a considerare sempre più seriamente la possibilità di unire al suo dominio su di lui, anche quella di avere amanti e lui riesce a far breccia con le proprie tesi. Le confessa che “in questo disegno cercava pure di trasfigurare le sue perverse fantasie sessuali, che lo costringevano a sognare e a spingere le donne amate e desiderate nelle braccia di altri, nel nobile proposito di liberare la donna da ogni sottomissione sociale e sensuale, da ogni possesso, e di darle piena autonomia”. Vi suona familiare?

La donna alla fine accetta così di ricoprire il ruolo di padrona ed adultera, ma a condizione che convolino presto a nozze. Non avrebbe avuto senso se Lei non lo avesse potuto umiliare di fronte agli amanti e alla servitù, come un vero cornuto se i due non fossero stati sposati.

Leopoldo accetta ma i due decidono di stipulare prima il concordato contratto, per sugellare il loro accordo.
Difficile sintetizzare i termini del contratto quindi perdonatemi se ne riporto solo alcuni così com’è sono pervenuti a noi:

Mio schiavo! Le condizioni alle quali vi accetto come schiavo e vi tollero vicino sono le seguenti:
Dovete rinunciare totalmente al vostro Io.
Non avrete altra volontà che la mia.
Siete, tra le mie mani, uno strumento passivo che esegue senza discutere tutti i miei ordini.
Se per caso un giorno dimenticaste che siete mio schiavo e se non mi obbediste più in tutto e per tutto, avrò il diritto di punirvi secondo il mio capriccio e di frustarvi... e se vivo nel lusso lasciando voi nel bisogno, se vi schiaccerò sotto i piedi, dovrete, senza lamentarvi, baciare il piede che vi schiaccia...
Voi non sarete per me null’altro che il mio schiavo prostrato nella polvere.
Potrò licenziarVi in ogni istante; Voi invece non potrete allontanarvi da me senza il mio consenso.
Il Vosto onore mi appartiene…


Sulla sua parola d’onore il signor Leopold von Sacher-Masoch si impegna a essere lo schiavo della signora von Pistor e a obbedire incondizionatamente a tutti i suoi desideri e a tutti i suoi ordini, e questo per sei mesi”.

In cambio Leopoldo chiede a Wanda che realizzi un suo solo desiderio, che durante le sue azioni da padrona indossi una pelliccia. Lei acconsente ignara del fatto che per Leopoldo quel rituale diventerà una ossessione, anzi lo schernisce:

“ Con una pelliccia addosso sono quindi una grande gatta…”
“Sì risponde lui, vi prego acconsentite”.
“Acconsento. E vi prometto che come una gatta, quando sarò in calore, mi farò montare da chi scelgo fra i miei pretendenti, graffiando invece con la frusta chi disprezzo come Voi”

Era l’8 Dicembre del 1869. Wanda ci accinge presto a mettere alla prova l’onesta di Leopoldo nel rispettare il contratto.


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effe ha scritto:
Sei un fenomeno Mali

Sì, e anche Leopold non scherza. :D

Però il racconto non è finito, non puoi interromperti!

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 Oggetto del messaggio: Re: Leopoldo il cornuto schiavo
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CAPITOLO4 - LEZIONE DI CORNA

Uno pomeriggio Wanda convoca il suo schiavo che precipitatosi al suo cospetto la trova indossare solo una pelliccia. Un nuovo gioco ha inizio.
Lei senza preamboli ordina di eseguire queste disposizioni:

“Schiavo, ho conosciuto un giovane giù al mercato. Vi descriverò come trovarlo. Voi andate da lui e con una scusa fate in modo che mi raggiunga qui. Non mi interessa cosa gli direte, ma pretendo che bussi a quella porta o segnerò la vostra schiena con dodici frustate. Voi invece vi allontanerete da casa con una scusa perché non vi voglio fra i piedi. Fategli capire che resterete lontano per un po’. Ecco come trovare il giovane…”.

Leopoldo esegue l’ordine, trova il giovane e fingendo l’urgenza di avere vettovaglie gli ordina portarle con urgenza e di persona a casa sua, aggiungendo che lo avrebbe pagato subito con una lauta mancia perché aveva un importante impegno che lo avrebbe trattenuto per ore. Il giovane raccoglie quando doveva recapitare, prende i soldi e si incammina.

Passata circa un’ora, spesa bevendo all’osteria, quando Leopoldo fa ritorno a casa sua per sua sfortuna valica il portone proprio nel momento in cui incrocia il ragazzo che scende le scale sistemandosi i calzoni. Non appena si accorge di lui e gli sguardi si incrociano, il giovane mostra un attimo di paura bloccandosi su un gradino. Teme che quell’uomo possa aver intuito qualcosa e che ora possa volere da lui soddisfazione. Leopold abbassa lo sguardo e commenta:

“Grazie ragazzo, spero che la signora sia stata contenta di quanto le avete portato”.
“Certo signore” risponde il giovane scivolando via nascondendo un sottile ghigno “Sempre Vostro servo quando vorrete signore”.

Leopold entra in casa ed è subito raggiunto da una voce

“Ah eccovi. Venite subito schiavo”.

Leopold la raggiunge in camera da letto dove ormai filtra poca luce dalla finestra. L’odore non è il solito. Riconosce un acre fetore di sudore ammorbidito solo da un distinto profumo di umori di vagina.
Wanda giace sul letto con ancora la pelliccia in dosso, aperta tanto da lasciare intravedere il suo corpo nudo e con le gambe oscenamente divaricate.

“Schiavo” prosegue “Preparatemi un bagno caldo. Non immaginereste mai quanto sperma avesse qual giovane in corpo. Forse non avrà visto una donna da giorni, settimane, forse mesi. Sapete, mi ha fottuto con la foga di un toro, rallentando solo per chiedermi se ci fosse pericolo che voi tornaste. Io lo rassicuravo dicendo che sareste mancato molto tardi, ma che comunque siete un cornuto e non avreste avuto nulla da ridire. A queste parole lui ricominciava con più foga. Più mi fotteva e più sudava, tanto che mi son girata per farmi prendere da dietro come una cagna per evitare che mi grondasse sudore sul viso. Questo deve averlo infoiato perché ha ripreso a sbattermi con maggior vigore tanto che ho dovuto implorarlo di far piano o che mi che avrebbe sfondata.
Avevo scelto bene… Ora avvicinatevi”.

Leopold è attonito. Non crede ai suoi occhi e si avvicina a Wanda.

“Sì mia signora” riesce a dire.

Lei lo tira a sé dalla nuca e gli comprime il viso fra i seni, tanto da non farlo respirare.

“Capisci perché voglio che mi prepari un bagno? Lo santi del suo seme sui miei seni? Lo senti schiavo? Ancora è fresco. Ne ho piene pure le mani e il viso…
E questo è perché siete rientrato troppo presto rischiando di sorprendermi con l’amante…”.

Leopoldo viene spinto indietro e raggiunto da una potente ceffone in piana guancia che lo lascia stordito.

“Ecco” gli urla Lei “Ora mi avete pure fatto male alla mano. Leccatela come farebbe un cane con la sua padrona! Poi preparate il bagno come vi ho ordinato e aiutate a preparami per dormire. Sono esausta. Voi potete sdraiarvi pure per terra vicino al letto, se volete”.

Lui esegue quanto ordinato e solo più tardi dopo averle rimboccato le lenzuola del letto, può accucciarsi ai piedi del letto, senza però riuscire a dormire, estasiato dal flebile suono del respiro di Lei, ormai la sua Venere in pelliccia.


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 Oggetto del messaggio: Re: Leopoldo il cornuto schiavo
MessaggioInviato: sabato 28 agosto 2021, 1:17 
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Lessi “Venere in pelliccia” da ragazzo. Mi aspettavo chissà che e invece lo trovai noioso (giudizio che pare piuttosto diffuso). Questa versione di Malibu invece è bellissima, le varianti e contaminazioni introdotte sono fantastiche. Davvero ti meriti i complimenti, Mali. :D

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